L’Occupazione delle Scuole

Questa storia inizia con una circolare del ministro dell’educazione nazionale Giuseppe Bottai.

“In rapporto all’attuale situazione ho chiesto al Duce se il divieto di concedere locali scolastici per uso di truppa debba mantenersi tuttora in vigore. Il DUCE ha confermato il divieto, dovendo presentemente i locali scolastici servire esclusivamente alle esigenze della scuola.”

Era la metà del mese di settembre 1939. Due settimane prima la Germania aveva invaso la Polonia, e subito dopo Francia e Gran Bretagna avevano dichiarato guerra alla Germania. L’Italia andò appresso alla Germania. La seconda guerra mondiale era cominciata.

Passò un anno e mezzo.

La Reverenda Superiora dell’Asilo Cottolengo cede al Comune per uso della R. Scuola Media e R. Ginnasio ‘Siotto Pintor’ e R. Scuola Secondaria d’Avviamento Professionale… numero quattro vani.

Nella primavera del 1941 le forze armate furono autorizzate a requisire locali scolastici per il proprio uso. Non ho trovato il documento che autorizza la requisizione dei locali scolastici di San Gavino, ma in una lettera del primo aprile il podestà Emilio Senis chiede al circolo didattico,

“il Vostro nulla-osta per l’occupazione dell’aula scolastica provvisoria, a piano terreno del Palazzo Comunale, per il solo periodo di mezz’ora al giorno, e precisamente dalle ore 17,30 alle ore 18, essendo stato ciò richiesto dal locale Comando di Gruppo d’Artiglieria, per lezioni agli ufficiali.”

In una lettera del giorno dopo, l’occupazione diventa “a giorni alterni e dalle ore 17 alle 18”.

La direzione didattica rispose il giorno stesso:

“Ordini categorici vietano in modo assoluto la concessione di aule scolastiche a persone o ad Enti.

“Comunque, in via del tutto eccezionale e sotto la mia personale responsabilità, concedo agli ufficiali di codesto Comando di Gruppo (per conferenze) l’uso dell’aula scolastica sita al piano terreno del Palazzo Comunale.

“L’occupazione deve durare dalle 17,30 alle ore18.

“Prego dare istruzioni, a mio nome, alla bidella.”

Il due giugno 1941 la richiesta fu estesa alla scuola d’avviamento.

“Si rappresenta a codesto Ufficio che conforme richiesta avuta dal Comando 126º Gruppo del 7º Raggruppamento Artiglieria C.A. (controaerei, es) si rende assolutamente necessaria la occupazione dei locali di questo Casamento Scolastico destinati a scuole elementari e di quelli adibiti a R. Scuola di Avviamento Professionale ed a Direzione Didattica Rurale, per accantonamento truppe, non essendovi in questo Comune altri locali di tale capienza, mentre per contro si attendono urgentemente nuovi arrivi di truppa e devono essere sgombrati i magazzini già occupati, per necessità degli ammassi.”

In questo periodo fu costruita la caserma Nembo. La caserma ospitava un battaglione di paracadutisti guastatori. Nel 1943 fu aggiunto anche un campo di prigionieri di guerra. Nel frattempo, scaduto il mandato a podestà di Emilio Senis, arrivò il commissario Salvatore Floris Mormone. Il diciassette giugno, Floris Mormone mandò una raccomandata al prefetto.

“Il Comm. Guglielmo Minetti Ispettore Superiore del Ministero delle Comunicazioni (Direz. Gen. Poste e Telegrafi) mi ha consegnato ieri un Decreto Prefettizio… per la requisizione, a favore della Direzione dei Telegrafi di Cagliari, del casamento scolastico di qui.”

Più sotto scrisse che,

“tale decreto ha fatto seguito ad altra analoga disposizione del giorno 4 corrente mese… con la quale si poneva a disposizione della predetta Direzione il primo piano (5 aule) di detto edificio scolastico essendo, il secondo piano, precettato dal Comando Militare della Sardegna… ed occupato dal Campo Prigionieri di guerra Nº 110. (aule nº 7).”

Questa era la situazione nel mese di giugno 1943. Le scuole elementari di piazza Marconi erano state requisite per intero. Il primo piano era occupato dalla direzione dei telegrafi. Il piano terra era occupato dalle forze armate. Questo creò qualche problema. Il commissario si lamentò perché,

“lo scarico di materiale telegrafico occasionò degli incidenti con le autorità militari, già occupanti lo stesso stabile, che pretendevano usufruire di tutte le aule disponibili.”

Durante i bombardamenti, praticamente tutte le istituzioni erano state trasferite in provincia. Il prefetto, ad esempio, era a Lunamatrona, e le poste centrali ad Assemini. A San Gavino, tra gli altri, dal cinque luglio 1943 fu requisita anche parte del Cottolengo:

“Il Commissario Prefettizio al Comune Sig. Prof. Cav. Salvatore Floris Mormone, assistito dal Segretario Comunale Rag. Alessandro Zirardini, la Superiora dell’Asilo locale dell’Opera Cottolengo Suor Enrica Temussi, il Preside della R. Scuola Media e R. Ginnasio “Siotto Pintor” Prof. Longobardi, assistito dalla relativa Segretaria Sig.na Paxi e il Prof. Zedda…

“Previo sovraluogo effettuato nell’Asilo dell’Opera Cottolengo e riscontrata la possibilità di sistemazione degli istituti scolastici in parola, la Reverenda Superiora dell’Asilo Cottolengo cede al Comune per uso della R. Scuola Media e R. Ginnasio ‘Siotto Pintor’ e R. Scuola Secondaria d’Avviamento Professionale… numero quattro vani.”

Si informa l’E. V. che il Comando dell’ex Campo di Prigionieri Nº 110 non ha ancora lasciato liberi i locali di questo casamento scolastico.

A luglio l’ufficio telegrafico chiese e ottenne l’uso di tutto il palazzo delle scuole di piazza Marconi. Secondo il ministero delle comunicazioni,

“allontanatisi da San Gavino la maggior parte dei prigionieri di guerra ad essa adibiti, viene a cadere la concessione data dall’Ispettore Superiore Ministeriale Comm. Minetti al Comando dei Prigionieri di Guerra di occupare il Palazzo delle scuole di San Gavino.”

Così arrivò l’ordine del prefetto:

“Provvedete urgenza esecuzione decreto requisizione locali edificio scolastico per sistemare ufficio et officine telegrafiche.”

Il comando militare, però, non aveva mezzi per traslocare. Il nove agosto Floris Mormone scrisse al prefetto:

“Si informa l’E. V. che il Comando dell’ex Campo di Prigionieri Nº 110 non ha ancora lasciato liberi i locali di questo casamento scolastico.”

Per di più, il comando aveva occupato anche i locali della ex gioventù del littorio, destinati all’Unione Sarda. Il sette settembre Floris Mormone scrisse ai militari:

“Vi preghiamo di voler cortesemente provvedere allo sgombero della infermeria posta nell’ex locale della ‘Gil’, dovendo domattina far consegna del locale alla Direzione del giornale ‘Unione Sarda’.”

L’Unione Sarda rimase dove si trovava. Il giorno dopo Badoglio annunciò l’armistizio di Cassibile e la fine della guerra contro le forze alleate.

Il ventidue ottobre, il nuovo commissario prefettizio, Amerigo Sanna, scrisse alle poste e, per conoscenza, al prefetto.

“Si interessa vivamente codesta Amministrazione a volere, con cortese sollecitudine, provvedere alla liquidazione del corrispettivo per l’occupazione del… casamento”.

I mesi seguenti furono caotici. Dopo la partenza dei militari, il comune lamentò la scomparsa di un armadio, tre secchi, nove sedie e uno sgabello. L’amministrazione dei telegrafi non andò via prima del venti aprile 1945. Il ventinove novembre 1944 il prefetto scrisse che,

“tranne rarissimi casi, la situazione non è affatto soddisfacente.

“In particolare è stato rilevato che alcune scuole non sono state riaperte e che nelle stesse non è stato ancora eseguito alcun lavoro per consentire la ripresa dell’attività didattica.”

Per concludere, solo dopo la fine della guerra il comune riuscì ad avere i soldi dell’affitto. 1.200 lire per ogni mese di occupazione. 650 per il piano terra e 550 per il primo piano.