La Situazione nel Quarantatré

A maggio del 1943 il comune fu commissariato. Il commissario prefettizio, Salvatore Floris Mormone, fu l’ultimo dell’epoca fascista. Durò finché durò il regime.

C’era la guerra e gli anglo-americani bombardavano alacremente tutto quello che sporgeva dal suolo per più di dieci centimetri. Il diciassette febbraio era stata bombardata Gonnosfanadiga, “innocentemente” scambiata per una caserma, un aeroporto, una base dei talebani o il regno di Mordor, a scelta. San Gavino non fu mai bombardata. Solo la fonderia fu mitragliata a volo radente.

L’undici maggio, il prefetto mandò un telegramma al commissario prefettizio Salvatore Floris Mormone, chiedendogli un resoconto della situazione. Floris Mormone rispose il sedici giugno. Il documento si trova nell’archivio storico.

Quando leggete quello che segue, tenete conto di due particolari. Primo: chi scrisse questo rapporto non era un osservatore disinteressato ma un funzionario che scriveva al suo capo, che lo aveva nominato e dal quale dipendeva il suo benessere. Secondo: c’era la guerra.

Il documento parte dalla situazione finanziaria del comune:

“Il Comune… ha disponibile un fondo cassa di £. 132.396,15 portato da un libretto a risparmio. Per contro deve incassare dei tributi arretrati dovuti dalla Società Montevecchio per il piombo e lo zinco esercente qui una fonderia. Tali somme in L. 125.289 sono state da me sollecitate ed in via di ottenimento”.

Per farsi un’idea delle cifre, lo stipendio medio di un operaio era di 500 lire al mese circa.

La situazione sanitaria era normale:

“Dalle periodiche dichiarazioni dei sanitari locali non risultano casi di malattie infettive e la salute pubblica non desta alcuna apprensione. La campagna antimalarica si svolgerà con la dovuta cura ed i materiali adatti sono stati già ricevuti ed affidati al sanitario preposto.”

Il personale c’era ma senza stipendio:

“Il personale sanitario è stato nominato ma gli stipendi relativi non sono ancora pervenuti.”

San Gavino non fu mai bombardata. Solo la fonderia fu mitragliata a volo radente.

Il punto più lungo è dedicato alla distribuzione dei generi alimentari. Dall’inizio della guerra erano stati razionati e si compravano solo con le carte annonarie. Il commissario nota che “la popolazione ha avuto formaggio, patate e olio”. E che la distribuzione del pane era regolare, tranne quella volta che “a causa di ritardato arrivo della farina si panificò nel pomeriggio e per le ore 17 fu pronta la distribuzione”.

E poi:

“A seguito di periodici controlli e su segnalazioni di consumatori si è richiesta l’attenzione dei panificatori sull’obbligo che loro incombe di confezionare il pane secondo le norme prescritte ed alcuni esercenti sono stati diffidati per mancata attenzione e trascuratezza”.

Non dice, però, quali fossero queste norme di confezionamento.

Quanto al vino, continua Floris Mormone, “si è ottenuta, nella passata settimana, una assegnazione di ettolitri 75,200 a favore dei grossisti locali F.lli Uras.” Però, “tale quantitativo non è stato possibile sinora ritirarlo perché i produttori dichiarano di non possederlo più da tempo”, e dunque “la località manca in conseguenza del genere”.

Il quarto punto parla degli sfollati. Gli sfollati erano per lo più cagliaritani costretti a lasciare Cagliari per via dei bombardamenti. Pochi di loro potevano permettersi di prendere in affitto un alloggio, e comunque non c’erano molti alloggi da affittare. La maggior parte confidava nella generosità. A San Gavino, secondo il rapporto, gli sfollati erano più del dieci per cento della popolazione.

“Essi sono attualmente in numero di 614 e sono accuditi ed assistiti secondo le norme impartite. Alcuni hanno risolto il problema economico ricostituendo qui qualche attività, altri sono in attesa di decisione. Non si hanno lamentele, tutti sono alloggiati e vivono in perfetta tranquillità.”

I tre punti che seguono riguardano il patrimonio, il personale, e il veterinario. Il primo è laconico:

“Non esistendo un inventario di beni mobili ho ordinato l’approntamento di una situazione completa dei beni mobili ed immobili di proprietà del Comune.”

Gli uffici funzionavano:

“Il personale occupato risponde egregiamente a tutti gli incarichi affidati.

Però:

“Manca una dattilografa per lo svolgimento del lavoro di copisteria.”

Il segretario comunale era carico di lavoro:

“Il segretario comunale, rag. Zirardini, accudisce con solerzia e precisione ai suoi incarichi pur dovendo supplire nell’incarico di segretario nel Comune di Gonnosfanadiga.”

E il veterinario comunale serviva la patria:

“Dopo il richiamo alle armi del veterinario titolare questo Comune è privo di sanitario ed occorrerebbe procedere a delle cure stagionali del bestiame. Ho chiesto sin dal 18 maggio u. s. all’Ecc. V. autorizzazione per poter disporre del veterinario Dott. Loi Raimondo di Guspini.”

Il penultimo punto del rapporto si intitola “Requisizioni militari”. All’inizio della seconda guerra mondiale, era stata costruita una caserma di fanteria. La caserma ospitava il 184º battaglione paracadutisti guastatori Nembo. Era stata costruita a ridosso della ferrovia, probabilmente perché i militari si muovevano con dei treni speciali chiamati tradotte. Le costruzioni, abbandonate e in condizioni pietose, esistono ancora oggi.

La macellazione destinata alle FF. AA. e per la popolazione avviene nella pubblica via e senza alcun accorgimento ed igiene.

Nel 1943, fu aggiunto un campo di prigionieri di guerra. C’erano problemi di spazio. Ne parla Floris Mormone in una lettera del 15 giugno:

“Mi viene continuamente riferito… che lo stato di disagio… dei Signori Ufficiali addetti al Comando del Campo dei Prigionieri, è dovuto a mia incuria e perché Vi invitai a trasferirvi in San Gavino.

“Mentre vi prego per la verità a (sic) voler ricordare che nessun invito fu da me fatto a tale riguardo perché conoscevo e conosco le difficoltà di alloggio e di altre per il momento insanabili, tengo dichiarare che misi a Vostra disposizione sette ampie aule del Casamento Scolastico, ambienti più che sufficienti per ospitare un Comando che deve amministrare qualche migliaio di uomini.”

Con questa lettera davanti, il commissario illustra al prefetto la situazione:

“L’afflusso di truppe e di relativi uffici porta periodicamente alla domanda di requisizione di locali ormai non più disponibili. Maggiore apprensione procura l’approvvigionamento idrico e di tale inconveniente ho fatto segnalazione a parte alla Ecc. V. ed alle autorità militari.”

Particolarmente penose le condizioni del mattatoio:

“Ho chiesto pure il rilascio da parte della R. (Regia, es) Aeronautica del mattatoio pubblico, che aveva precedentemente requisito, perché la macellazione destinata alle FF. AA. e per la popolazione avviene nella pubblica via e senza alcun accorgimento ed igiene.”

L’ultimo punto parla del contegno della popolazione.

“Assolutamente sereno, nessuna segnalazione di qualche contrarietà. Tutti attendono ai propri lavori e sono lieti del raccolto che promette bene.”