Il Caso del Maestro Origa

Si chiamava Francesco Origa e faceva il maestro elementare. Probabilmente viveva a Cagliari e ogni mattina prendeva il treno per San Gavino, dove insegnava. Era la fine dell’anno scolastico 1922-23. In paese c’era una sola scuola, le elementari di piazza Marconi. Allora si chiamava piazza Municipio, ma le scuole che lo fronteggiavano erano più grandi e imponenti del municipio. Le scuole dovevano essere l’edificio più grande in tutta San Gavino tolta la chiesa di Santa Chiara, che con l’occhio destro osservava il municipio e con quello sinistro la scuola.

Il maestro Origa era protetto dall’alto? Poteva beffarsi delle bandiere e restare impunito?

Torniamo al maestro Origa. La vicenda è riassunta bene in una lettera che il sindaco di San Gavino, Raffaello Meloni, mandò al provveditore agli studi di Cagliari, da cui dipendevano le scuole elementari in cui Origa insegnava. Nonostante il comune possedesse già una macchina da scrivere, la lettera è scritta a mano. Tranne un telegramma, tutti i documenti di questa vicenda sono scritti a mano, e la calligrafia sembra quella di una ricetta del medico. Spesso ci sono aggiunte e cancellazioni, e questo rende i documenti più spontanei. La lettera in questione ha la data del 29 giugno 1923. Inizia citando un telegramma del sindaco al prefetto di Cagliari. Il telegramma è del ventitré giugno. Riassume tutta la storia in una riga e mezzo:

“Maestro Origa di queste scuole rifiutasi presentare alunni saluto bandiera Nazionale.

“Sindaco

“R. Meloni”

Il prefetto rispose chiedendo un “rapporto circonstanziato onde darmi modo provvedere urgenza”.

Allo stesso tempo, il sindaco informò anche il provveditore agli studi di Cagliari. Il provveditore rispose con un telegramma il venticinque giugno:

“Ho invitato il R. Ispettore Cossu di (sic) accertare subito e proporre provvedimenti circa contegno del Mº Origa da V. S. denunciato.”

Questo il peccato di cui si macchiò il Maestro Francesco Origa. Un peccato laico. Aveva offeso la bandiera. Avesse offeso una croce, forse sarebbe stato perdonato. Invece aveva offeso una bandiera. E gli dei laici vogliono espiazione completa. Nell’archivio storico del comune c’è un’intera cartella dedicata al caso del maestro Origa. Questo onore è solo apparente.

In una nota al segretario comunale, del ventiquattro giugno, il sindaco dà alcune istruzioni riguardo il procedimento da seguire:

“La prego di portare stasera con Lei il verbale di dichiarazioni rese dalle maestre e dalle due bambine nell’affare Origa. Inoltre porti la minuta del Rapporto da me inviato al Prefetto dopo il telegramma di domenica per offesa al Tricolore. Infine porti due fogli grandi di carta intestata del Comune, ed alla fine della 3ª pagina ci metta la stampiglia «Il Sindaco» Oggetto della lettera: «Offesa al Tricolore».”

Stavamo dicendo che il sindaco scrisse due rapporti, uno per il provveditore e l’altro per il prefetto. Il primo ha come oggetto, semplicemente, “Maestro Francesco Origa”. Il secondo, significativamente, “Offesa al Tricolore”. I rapporti parlano anche della testimonianza di due alunne.

Nel rapporto mandato al provveditore, il sindaco di San Gavino scrisse così:

“Fino a questo momento… il prefato Rº Ispettore Cossu non è venuto in paese, per cui dubito che egli abbia troppa premura per mettere a posto il suo dipendente ed amico e ristabilire così l’impero della legge e della disciplina”.

Significa che il maestro Origa era protetto dall’alto? Poteva beffarsi delle bandiere e restare impunito? Tanto più che, come spiega il sindaco, la bandiera era stata appena “benedetta il giorno 8 aprile u. s. dal vescovo di Ales Monsignor Emanueli”. Rendere onore alla bandiera era un “sacro rito verso la Patria”.

Quindi il sindaco fece una breve cronaca dell’avvenimento:

“Il giorno 16 corrente, alle ore 19, la Torti (probabilmente un’insegnante, es) mandò le sue alunne Porcella Ines e Serra Biagina nella scuola del maestro Origa per invitarlo a condurre gli alunni a rendere il saluto alla bandiera. Ma l’Origa rispose subito che egli salutava il Re e non la bandiera, e che ciò avrebbe fatto quando avesse avuto la Sua bandiera! (del maestro. Sottolineatura nell’originale, es) … Alla protesta dei piccoli alunni il mastro si irritò, urlò come un forsennato e si rifiutò di compiere il grande dovere”.

Poi aggiunse che,

“tutte le scuole rendono il saluto alla bandiera, quella del maestro Origa si astiene perché il tricolore forse non è adatto agli occhi di questo insegnante indegno e prepotente.”

Il documento che il sindaco Raffaello Meloni mandò al prefetto è molto simile a quello mandato al provveditore agli studi. Però troviamo scritto, tra le altre cose, che il maestro era “rientrato a San Gavino, dopo otto mesi si assenza, per provvedimento della competente autorità scolastica”.

E dà un aggiornamento:

“Ieri sera – mentre tutti gli altri insegnanti hanno adempiuto all’obbligo loro imposto rendendo e facendo rendere il saluto al tricolore – l’Origa ha mandato fuori dalla scuola i propri alunni senza rendere né far rendere il saluto alla bandiera.

“Ho constatato il fatto io direttamente, ed avendone chiesto conto alla direttrice didattica essa mi riferiva quanto dianzi ho avuto l’onore di esporre.”

Lo stesso si trova in un telegramma spedito al provveditore. In archivio c’è la bozza, scritta a mano e piena di cancellazioni. Le cancellazioni sono tanto importanti quanto quello che rimane. La riproduciamo integralmente:

“Segnalo alla S. V. che anche oggi insegnante Origa è rientrato da Cagliari col treno delle 9.10 mentre deve trovarsi in classe non più tardi delle otto è assente dalla scuola.

“Per la dignità e serietà della scuola invoco dalla S. V. adeguati provvedimenti contro codesto insegnante indisciplinato, inconscio dei propri doveri e antipatico inviso a tutta la cittadinanza.

Informo V. S. che padri di famiglia sono indignati contegno maestro Origa e disposti ricorrere superiore Ministero qualora non si faccia subito giustizia.

L’ultimo documento è una lettera scritta dal sindaco al provveditore il diciassette luglio.

“Comunico alla S. V., per gli opportuni provvedimenti, che il maestro Origa Francesco di queste scuole elementari ha oggi sospeso gli esami già cominciati, ed è ancora fuori residenza senza neppure preavvisare gli alunni, i quali per circa due ore hanno dovuto attendere inutilmente il loro insegnante.

“La S. V. voglia provvedere perché codesto maestro anarcoide e prepotente rientri tosto sotto l’impero della legge…

“La presenza dell’Origa in questa scuola ha ormai tutti indignato e potrebbe generare – se non fosse trasferito – delle conseguenze incresciose.”

I documenti disponibili nell’archivio storico del comune non vanno oltre il diciassette luglio. Non sappiamo cosa ne fu di Francesco Origa. Probabilmente il maestro fu trasferito in un’altra scuola da qualche parte. Una scuola senza bandiere, possibilmente.