La Malaria

Seconda parte

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Il 22 marzo 1939 l’ufficiale sanitario Salvatore Ariu fece un elenco delle “zone acquitrinose esistenti in questo Comune fino ad un raggio di tre chilometri dall’abitato”. Alcune di queste zone, come Santa Severa, Craccaxia, Grui e Riu Cani (oggi via Dante, es), attualmente sono comprese nel centro abitato. In totale, c’erano circa 15.000 metri quadri di acquitrini, compresi “fossi vari… e scoli o ristagni dentro l’abitato esistenti e non eliminabili salvo costruzione di fogna”, oltre ad un imprecisato “canale di scolo dentro l’abitato”, che forse era Rio Marianna Garau, oggi sotto via Torino.

Durante la guerra, il chinino divenne merce scarsa per ragioni geopolitiche

Se la disinfestazione serviva alla prevenzione della malaria, il chinino si usava per la cura e la profilassi. Si prendeva nei mesi caldi, dalla primavera all’inizio dell’autunno, quando ci sono più zanzare. Poteva essere in polvere, in compresse, in fialette o anche, per i bambini, sotto forma di cioccolatini. Durante la guerra, il chinino divenne merce scarsa per ragioni geopolitiche. Questo documento della prefettura di Cagliari, del quindici maggio 1941, raccomanda cautela:

“Allo scopo di evitare ogni spreco di chinino che, come è noto è un prodotto che si importa dalle Indie Olandesi, si raccomanda di attenersi alle seguenti direttive di massima nella cura e profilassi medicamentosa cercando anche di sostituire, nei limiti della convenienza terapeutica, il chinino con i prodotti antimalarici sintetici (Italchina e Plasmochina).”

Fino al 1940, il comune affidò ad un suo dipendente il compito di distribuire il chinino. Una circolare del prefetto del trenta aprile 1940 avvisa il podestà che la distribuzione del chinino era compito esclusivo del medico condotto, non di un impiegato comunale:

“Si è disposto… che la distribuzione del chinino venga effettuata, come è prescritto per legge, negli ambulatori comunali, sia dei Comuni capoluogo che delle frazioni, dai medici condotti, che dovranno registrare il chinino distribuito sui registri nosologici (per la classificazione delle malattie, es) o su quelli per la profilassi.”

Al massimo, il comune poteva contribuire con un infermiere:

“Sarà consentito ai Comuni di assumere personale sussidiario per lo scopo anzidetto, soltanto quando dispongono di infermieri regolarmente abilitati o quando affidino tale incarico all’ostetrica condotta che può divenire, se ben guidata, una valida collaboratrice del medico anche in questo campo.”

Vi restituisco, approvata in via del tutto eccezionale, la deliberazione n. 118 del 6 sett. 1941 XIX

Il comune di San Gavino si dimenticò delle disposizioni del prefetto. Per tutto quell’anno continuò ad affidare la distribuzione del chinino ad un dipendente. Quando, un anno più tardi, il podestà approvò la liquidazione del compenso, il prefetto gli fece una paternale:

“Prendo atto di quanto mi comunicate con vostra nota n. 5132 del 7 ott. u.s. e vi restituisco, approvata in via del tutto eccezionale, la deliberazione n. 118 del 6 sett. 1941 XIX. Vi faccio però rilevare che l’aver avuto negli anni scorsi l’approvazione delle deliberazioni relative al pagamento di indennità ad impiegati del comune per distribuzione di chinino non vi poteva autorizzare ad esimervi della osservanza delle disposizioni impartite per la campagna antimalarica 1940, le quali disposizioni, nell’intento di regolare meglio i servizi della lotta antimalarica, imponevano che la distribuzione dei chinacei venisse fatta o dal medico o da personale tecnico all’uopo autorizzato (ostetriche o infermiere diplomate).

“Vi avverto pertanto che di tali disposizioni si terrà conto per la campagna antimalarica 1941.”

Roger.