Il Razionamento

Seconda parte

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Alcune persone avevano diritto a razioni supplementari. Da un foglio statistico del mese di giugno 1942:

“Carte annonarie supplementari per pane:

“1) da grammi 100 – in complesso Nº 761

“di cui rilasciate a:

“a) braccianti agricoli e assimilati (“A”) Nº 149

“b) operai addetti a lavori pesanti e assimilati (“P”) Nº 583

“c) operai addetti a lavori pesantiss[imi] Nº 28

“d) militari e Corpi militarizzati (P.S.; CC.RR.; ecc) fino a graduato di truppa e grado corrispondente Nº 1

“2) da grammi 150 – in complesso Nº 96

“di cui rilasciate a:

“a) gestanti Nº 88

“b) convittori Nº =

“c) tubercolotici e domicilio Nº 4

“d) ufficiali e sottufficiali Nº 6”

Altri avevano diritto ad un trattamento preferenziale. Questo è preso da una circolare dell’ispettorato tesseramento, un’istituzione che faceva parte del ministero dell’agricoltura:

“Le categorie di consumatori aventi diritto ai trattamenti preferenziali sono state omogeneamente riunite nei seguenti gruppi:

“1. Lavoratori.

“2. Giovani e vecchi.

“3. Ammalati e gestanti.

“4. Personale sanitario – Donatori di sangue.

“5. Forze Armate italiane e alleate.

“6. Corpi armati dello Stato e assimilati.

“7. Accademie, Scuole militari e assimilate.

“8. Prigionieri di guerra – Internati civili.

“9. Carceri – Case penali – Case di correzione.

“10. Marittimi.

“11. Corpo diplomatico e consolare – Giornalisti esteri.”

Una razione giornaliera di pane andava da 200 a 300 grammi. Con una razione supplementare se ne prendevano 100 in più.

Le carte più usate, ovviamente, erano quelle per gli alimenti. Una carta era valida per un certo tempo, solitamente uno o tre mesi, ed era divisa in bollini. Ogni bollino poteva essere usato per acquistare una razione di qualcosa in un determinato giorno. A volte era obbligatorio prenotare la merce. A volte no. Una circolare del ministero delle corporazioni del 21 novembre 1940:

“Nessuna prenotazione è richiesta per il prelievo degli olii e tutti i grassi commestibili, e pertanto si utilizzeranno i buoni portanti i numeri 3 e 4 delle carte annonarie generiche.

(…)

“La prenotazione dello zucchero e del sapone dovrà effettuarsi dal 20 al 25 corr. mese.

“La cedola di prenotazione dello zucchero è quella contrassegnata con il N. 9 e la cedola di prenotazione del sapone è quella contrassegnata col N. 10.”

Una razione giornaliera di pane andava da 200 a 300 grammi. Con una razione supplementare se ne prendevano 100 in più.

Il razionamento fu un leviatano burocratico. Il comune dovette assumere personale in più per gestire la montagna di numeri. Ogni mese facevano il resoconto delle razioni e mandavano tutto ad un ufficio di Cagliari, che dipendeva dal ministero delle corporazioni. Un dipendente scrisse a macchina un documento di istruzioni alto un metro e lo appese all’albo pretorio. Fu tolto e messo in archivio alla fine degli anni quaranta. Avrebbero dovuto scolpirlo su lastre di bronzo e lasciarlo appeso a mo’ di monumento imperituro all’idiozia di stato.

Un dipendente scrisse a macchina un documento di istruzioni alto un metro e lo appese all’albo pretorio

Piovevano circolari ogni settimana. Qualche volta sembrano futili. Da una circolare della fine del 1940:

“Precisasi che oltre la pancetta arrotolata o non anche il cosiddetto pancettone e gli altri prodotti similari debbono considerarsi sottoposti al razionamento”.

O contraddittorie. Novembre 1940:

“Nessuna prenotazione è richiesta per il prelievo degli olii”.

Il mese dopo:

“Per l’olio è richiesta la prenotazione”.

Sempre ricche di particolari, però:

“Le carte verde diamina sono destinate alle persone che hanno oltrepassato 7 anni di età, e quelle blu vittoria ai bambini fino ai 7 anni”.

Dopo l’armistizio di luglio 1943 scompare il ministero delle corporazioni e tutto l’affare viene preso dal ministero dell’agricoltura. Il razionamento andò avanti ancora per anni. In archivio ho trovato una carta annonaria del 1949, sei anni dopo l’armistizio e quattro dopo la fine della guerra. Era stata rilasciata dal comune di Cagliari ad una donna che poi si trasferì a San Gavino.