Finale

L’undici luglio 1938 Emilio Senis diventò commissario prefettizio del comune. Tranne il primo, tutti gli altri podestà di San Gavino arrivarono alla carica dopo essere stati nominati commissari prefettizi. La carriera procedeva secondo questo schema: prima commissario prefettizio, poi podestà. Si capisce che il commissario era in realtà un apprendista podestà. L’ultimo commissario prefettizio arrivò nella primavera del 1943. Non divenne mai podestà. Il regime che doveva operare la sua promozione si squagliò prima.

“Mentre la società si sforza di realizzare la libertà i grandi uomini che si pongono alla sua testa… pensano solo a sottometterla al dispotismo filantropico delle loro invenzioni sociali”

Il primo aprile del 1939, dopo la gavetta del commissariato, Emilio Senis passò podestà. Aveva tenuto la carica di commissario per poco più di otto mesi e mezzo. Fu il commissario più longevo tra quelli nominati durante il periodo fascista. Come Petronio Sanna, anche Senis era stato eletto nel consiglio comunale prima che il regime istituisse la carica di podestà. Entrato nel 1925, rimase in consiglio meno di un anno. Il diciassette gennaio 1926 fu dichiarato decaduto assieme ad altri consiglieri, apparentemente per assenteismo. “Il Presidente,” è scritto nel documento,

“comunica al Consiglio la domanda del Sig. Ugo Pinna diretta a pronunciare la decadenza dalla carica di Consigliere dei Signori: Figus Giovanni, Mocci Sisinnio, Senis Emilio, Sanna Luigi per mancato intervento alla intiera sessione ordinaria d’Autunno.”

Credo che Emilio Senis sia stato il podestà più popolare tra tutti i podestà di San Gavino. Da giovane aveva partecipato alla prima guerra mondiale, era stato sui campi di battaglia, e ci aveva lasciato una parte di sé. Tornato a casa privo di una gamba, aprì un tabacchino. Chiunque abbia cominciato a fumare prima dei quindici anni tra il 1950 e gli anni settanta ha sviluppato una sorta di confidenziale complicità con l’ex podestà.

Credo che Emilio Senis sia stato il podestà più popolare tra tutti i podestà di San Gavino

Il tabacchino c’è ancora oggi, in pieno centro storico, gestito dai suoi discendenti. Quello originale era più piccolo di quello attuale. Entravi e ti trovavi subito in intimità con lui, Ziu Emiliu. Lui era perennemente seduto su una poltrona girevole con le rotelle. Raramente si alzava per prendere qualcosa. I generi più richiesti si trovavano ad una distanza che non superava la lunghezza del suo braccio più il raggio di ambulazione della sedia a rotelle.

A partire dal 1940, l’attività del comune si riduce. C’era la guerra, e con la guerra il razionamento e le sue mille carte annonarie. Il razionamento non è il frutto di una pura fatalità, una dolorosa necessità, una contingenza provocata da una guerra inevitabile, che non è inevitabile ma una conseguenza delle azioni dello stato. Al contrario, il razionamento è la conseguenza logica del controllo statale sull’economia, la sua mossa disperata quando le conseguenze del controllo vengono a galla e niente funziona più. I socialisti, con la loro fede messianica nello stato, immaginano, spesso ingenuamente, che sia possibile dirigere la società dall’alto. La conseguenza è il suo inabissamento, una bancarotta totale che finisce per distruggere, per annichilimento, il loro stesso idolo. “Mentre la società si sforza di realizzare la libertà,” scrive Bastiat ne La Legge,

“i grandi uomini che si pongono alla sua testa… pensano solo a sottometterla al dispotismo filantropico delle loro invenzioni sociali, a far sì che porti docilmente, secondo un’espressione di Rousseau, il giogo della pubblica felicità come loro la immaginano nelle loro fantasie.”

Nel 1938 fu istituito il corso di avviamento professionale. Dava una preparazione professionale a chi voleva lavorare nell’industria. Non è un caso il fatto che nacque sei anni dopo la nascita della fonderia. Il corso, poi diventato scuola d’avviamento, rappresentò per diversi anni l’unica possibilità di studio, oltre la scuola elementare, per chi non voleva andare fuori o non ne aveva la possibilità.

Emilio Senis fu l’ultimo podestà. Dal quindici maggio 1943, sui documenti compare il nome di un certo Prof. Cav. Salvatore Floris Mormone. Agli inizi del 1943, la famiglia Floris Mormone fu sfollata a San Gavino da Cagliari. Il podestà, su richiesta del prefetto fu incaricato di trovare loro una sistemazione. Trovò “Nº 8 camere dell’appartamento di proprietà del Sig. Orrù Vincenzo”.

Le camere erano state prese in affitto dal veterinario locale:

“L’appartamento di cui sopra è occupato dalla mobilia del locatario Cav. Dott. Carmelo Costantino”.

Ma il veterinario era stato chiamato alle armi. Dunque…

“8 camere dell’appartamento di proprietà di Orrù Vincenzo, attualmente occupate dalla mobilia del locatario Dott. Carmelo Costantino, Capitano Veterinario, Direttore dell’Infermeria Quadrupedi Presidiaria di Sassari, sono requisite per uso delle famiglie Floris-Mormone, sfollate dalla città di Cagliari.”

Agli inizi del 1943, la famiglia Floris Mormone fu sfollata a San Gavino da Cagliari. Il podestà, su richiesta del prefetto fu incaricato di trovare loro una sistemazione.

Floris Mormone fu commissario prefettizio fino al diciassette settembre 1943. Non diventò mai podestà. Forse non era destinato a diventarlo. Amministrò pacificamente. Liquidò un certo numero di spese e fondò quello che forse fu il primo servizio di ritiro dell’immondezza a San Gavino. Quando andò via, il regime fascista che lo aveva messo in carica non c’era più.