La Refezione

L’unica scuola elementare di San Gavino era quella di piazza Marconi. La scuola non aveva il refettorio. Il primo fu costruito nel 1937. Oggi il refettorio lo chiamano mensa. Refettorio è parola monastica. Anche la parola mensa ha origini religiose, ma pochi lo sanno.

Il quindici febbraio 1937 la regia direzione didattica scrisse una lettera al podestà. La lettera è scritta a mano, firmata dalla direttrice Dina Aramu in persona. È energica. Dice:

“Prego vivamente la S. V. Ill.ma di voler, subito, provvedere a dare ordini perché a norma delle recenti disposizioni dell’Opera Balilla, sia costruita, nel cortile di questa scuola, una piccola cucina perché si possa, giornalmente, preparare la refezione calda ai bambini poveri di questa scuola.

“In attesa di cortese assicurazione vivamente ringrazio ed augurio.”

La lettera è scritta a mano, firmata dalla direttrice Dina Aramu in persona. È energica.

Il comune chiamò un muratore, Francesco Tronci, e gli chiese di provvedere. Il ventotto febbraio, un mese e undici giorni dopo la lettera, Tronci mandò il conto con questa nota:

“Costruzione della cucina economica nelle scuole, compresa armatura del tetto con lamiere dell’Amministrazione. Costruzione fornello in mattone per la caldaia compreso caminetto, costruzione banco dei fornelli per uso cucina. Nº 2 fornelli placati in pianelle di cemento bianche banco e parete, pavimentazione con pianelle di cemento pianelle dell’Amministrazione metri q- 2.”

Sotto c’è una minuta delle spese:

“somministrato pianelle nuove mq 3 £ 21.00

“acquisto cemento per l’intonaco quintali Nº 1 £ 20.00

“mattoni impiegati di terra cotta pieno Nº 315 £ 94.50

“manodopera del fabbro per lavorazione del ferro fornello caldaia e al banco fornelli in cucina 20.00

“somministranza ferro nuovo £ 15.00

“calce e sabbia impiegata £ 30

“calce per bianco e terra rossa e nera per coloritura £ 5.00

“Manodopera per giornate di muratore e manovale giornate 10½ £ 210.00”

I fornelli erano piccole cavità quadrate in cui si bruciava il carbone. Le pentole si mettevano su una griglia, come su un barbecue zapoteco. Niente manopole. Niente piezoelettrico. Niente fughe di gas.

Ad aprile arrivarono gli arredi. Il falegname, Antonio Altea, presentò questo conto:

“Lavoro eseguito al Comune di S. Gavino Monreale. N. 2 Tavoli perle Scuole da lungheza N. 4 metri manodopera £ 70. N. 8 Sgabeli perle scuole lungheza n. 4 metri manodopera £ 90.”

Il comune contestò. Scrisse che il tanto della manodopera era gonfiato. La direttrice didattica, chiamata in causa, rispose:

“Impossibile indicare le giornate di lavoro perché il lavoro medesimo non è stato fatto alla presenza della sottoscritta che però può dichiarare che il lavoro è stato effettivamente eseguito e consegnato.”

I fornelli erano piccole cavità quadrate in cui si bruciava il carbone

La posizione ufficiale, però, non cambiò di un ette. Altea ricevette 140 lire invece di 160.

Poi arrivarono due tavoli e un finestrino. Antonio Altea presentò un altro conto:

“Lavoro eseguito al Comune di S. Gavino Monreale. Lavoro fato perle Scuole N. 2 Tavoli da lungheza N. 4 metri insieme aun finestrino per cucina manodopera lassoma (la somma, es) di £ 70”.

Sotto, la dichiarazione della direttrice didattica:

“Dichiaro che il Sig. Altea Antonio ha effettivamente lavorato e consegnato a questa scuola Nº 2 tavoli”.

Il podestà non osò contestare la parola della direttrice didattica. Il falegname settanta chiese e settanta ottenne. Timbro e firma.

Così la scuola ebbe il suo refettorio. Era uno stanzone con il tetto di lamiera, la cucina a carbone, tavoli e panche.