I Calendari

I calendari erano due: del partito e della milizia. Quindici lire il primo e sei il secondo. Il comune acquistò due copie di ognuno. Il tredici novembre 1937.

“Viste le circolari del Segretario Amministrativo del P.N.F. (partito nazionale fascista, es) e del Commando (sic) Generale della M.V.S.N. (milizia volontaria per la sicurezza nazionale, es), con la quale si fa invito di provvedere all’acquisto del Calendario Fascista e di quello della M.V.S.N. per l’anno XVIº, il primo dei quali costa L. 15, ed il secondo L. 6,00 per copia,

(…)

“delibera di acquistare due copie di ciascuno dei predetti calendari, e di emettere pertanto, mandato di pagamento di L. 42,20 (compreso bollo di quietanza) in favore del Segretario-Economo Sig. Mereu Silvio”.

I calendari. In archivio ci sono le lettere di accompagnamento, che invitano il podestà ad acquistarli, e un piccolo depliant che li illustra artisticamente e moralmente.

Prima il calendario del partito nazionale fascista:

“La riuscita composizione del Calendario del Partito per l’anno XVI E. F. (era fascista, es) reca, fra le insegne del Littorio a forte sbalzo, l’effige del DUCE Fondatore dell’Impero e sul blocco, illustrato con la riproduzione dei più salienti avvenimenti dell’anno decorso, presenta un’artistica tricromia ispirata al concetto dell’autarchia economica.”

La stessa lettera di accompagnamento spiega perché è importante comprarlo e, soprattutto, appenderlo al muro in vista di tutti:

“Dell’importante iniziativa sono note ed apprezzate le finalità: dalla diffusione del Calendario, la quale costituisce un mezzo efficace di propaganda, trarre un valido ausilio per potenziamento dell’assistenza climatica ai figli del popolo.”

Il tizio con la daga ricorda vagamente il monumento al fonditore di Magnitogorsk

Non so cosa fosse l’assistenza climatica. Forse avevano già il riscaldamento globale in progetto.

Quindi quello della milizia. La presentazione parte ispirata:

“Il Calendario dell’anno XVI vuole essere anzitutto un atto di omaggio e di esaltazione di quel purissimo eroismo che ha consacrato la Milizia consegnandola alla gloria della Patria.

“Nei fogli del blocco sono documentati lo spirito ed il sacrificio dei Legionari combattenti per l’impero e per l’Idea Fascista; vi è inoltre illustrata la multiforme preziosa attività svolta in Patria nell’anno XV dalla Istituzione e dalle sue Specialità.”

Il terzo paragrafo esalta i suoi pregi artistico-bellici:

“Il Pittore Pippi Starace di Lecce ha saputo dare al Calendario una maschia intonazione guerriera; sintesi vigorosa di forza legionaria che, nel nome del Duce, ardendo alla purissima fiamma della Fede, salda ogni conto, travolge ogni ostacolo.”

Quando leggi queste lettere capisci che non è un calendario qualunque. Guardare che giorno è significa osservare un panorama che va da Santiago de Compostela a Vladivostok ad Addis Abeba, giù giù fino agli abissi dell’animo umano:

“Il Calendario della Milizia per l’anno XVI, di cui questo Comando annuncia la imminente pubblicazione, oltre a costituire un atto di omaggio e di esaltazione del puro eroismo di cui si illumina il sacrificio dei Legionari nel vasto campo dell’Impero e sugli spalti frantumati del comunismo internazionale, vuole essere una sintetica rassegna dell’attività svolta dalla Milizia e dalle sue Specialità”.

Sul calendario del partito c’è Mussolini che fa l’imitazione di Obama. Ai lati ci sono due fasci littori di rame vero. Dentro ci sono settanta illustrazioni da 26x17 cm. Rame e illustrazioni giustificano un prezzo più alto del calendario della milizia.

“Il Pittore Pippi Starace di Lecce ha saputo dare al Calendario una maschia intonazione guerriera”

Sul calendario della milizia, in alto, in grigio, c’è un tizio che brandisce una daga. Al centro, su una fiamma rossa, c’è la scritta “I morti di Guadalaiara sono vendicati”. Si riferisce alla battaglia di Guadalajara, in Spagna, durante la guerra civile spagnola.

Sempre dalla lettera di accompagnamento:

“Alla documentazione dell’epica legionaria in Spagna si alterna l’illustrazione delle opere e della vita della Istituzione in Patria”.

Il tizio con la daga ricorda vagamente il monumento al fonditore di Magnitogorsk, in Russia.