Il Convento ai Conventuali

Seconda Parte

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L’undici gennaio 1937 fu firmato l’atto di retrocessione. La prima pagina del documento è un gran pavese di timbri e marche da bollo rosse e blu, a sinistra, a destra e in alto, come i paramenti di uno strano sacerdote burocratico. Firmarono il podestà Amerigo Sanna e padre Lodovico Serra, rappresentante dei frati minori. Testimoni, il parroco don Severino Tomasi e l’ex podestà Petronio Sanna. In archivio ci sono due copie del documento: una scritta a mano, con i bolli e i timbri; e un’altra scritta a macchina senza decorazioni. La seconda credo che sia una trascrizione della prima. Dopo i preliminari, inizia l’atto di retrocessione vero e proprio:

Il valore degli immobili era inferiore ad un anno di stipendio di un operaio della fonderia

“Il Sig. Podestà dichiara di retrocedere, come di fatto, in virtù del presente atto retrocede, in esecuzione della propria deliberazione 28 novembre 1936, Nº 401, approvata dalla Giunta Provinciale Amministrativa di Cagliari in seduta delli 18 dicembre successivo, in perpetuo ed a titolo gratuito, in favore dei R.R. Frati Minori di Sardegna, gli immobili dell’ex Convento di S. Lucia e annessi, in San Gavino Monreale, comprendenti la Chiesa ed il fabbricato con l’annesso cortile ed orto…, ed aventi le seguenti coerenze:

“A nord’ovest (sic) la strada Comunale “Cunventu”, a nord’est (sic) e a sud’est (sic) la proprietà del Sig. Crabai Domenico; e ad’ovest (sic) il Campo sportivo.”

Il valore degli immobili era inferiore ad un anno di stipendio di un operaio della fonderia:

“Il Sig. Podestà dichiara che il valore dei detti immobili è di lire CINQUEMILA (£. 5000), circa.”

A quanto pare, convento e chiesa non erano poi da buttare:

“Infine, poiché la Sopraintendenza alle Opere di Antichità e d’arte della Sardegna ha fatto presente che l’edificio costituente la Chiesa ed il Convento che si retrocede è di notevole interesse panoramico ed architettonico, il Sig. Podestà dichiara che le eventuali modifiche che i R.R. Padri ritenessero opportuno di fare, dovranno essere ridotte al minimo ed in ogni modo tali da non turbare il carattere dell’edificio; di questo, come degli eventuali restauri interni, dovrà essere richiesta preventiva approvazione alla Sopraintendenza stessa, mediante presentazione di dettagliato progetto.”

Questo è il rudere che dieci anni prima volevano buttare giù per recuperarne le pietre.

Il rappresentante dei francescani accettò le condizioni:

“Il Rev./mo Rappresentante della Provincia dei Frati Minori in Sardegna, dichiara di accettare, come di fatto accetta, alle condizioni sovra specificate, nessuna esclusa, gli immobili sovra descritti.”

“…la Sopraintendenza alle Opere di Antichità e d’arte della Sardegna ha fatto presente che l’edificio costituente la Chiesa ed il Convento che si retrocede è di notevole interesse panoramico ed architettonico…”

I frati arrivarono l’undici aprile di quello stesso anno, alle dieci del mattino, in littorina. L’arrivo dei frati è descritto in Quattrocento Anni di Presenza Francescana in San Gavino, che cita le cronache della parrocchia:

“11/4/1937; INGRESSO SOLENNE DEI FRATI FRANCESCANI. Oggi, alle ore nove, è partito dalla Chiesa parrocchiale un lungo corteo formato dalla gioventù maschile di Azione Cattolica, con bandiera, dalle terziarie francescane e dalle cinque confraternite: corteo che si è diretto alla Stazione Ferroviaria, dove, in unione a tutte le autorità del paese si è rimasti in attesa della speciale littorina che è arrivata alle ore 10. Fatte le presentazioni, il corteo ha ripreso a sfilare per via Roma e viale Trieste verso il Convento, nel cui piazzale era tutto apparecchiato per la Santa Messa che fu celebrata solennemente dal P. Ilario Orrù, Provinciale… Da un pulpito eretto nel piazzale predicò il Vangelo P. Ludovico Serra, incominciando con parole di encomio al nostro Podestà Cav. Amerigo Sanna che in quel momento riceveva dalle mani del celebrante, nell’altare un “Diploma di figliolanza francescana”, sobriamente incorniciato con quadro in vetro.”