Il Convento ai Conventuali

Prima parte

L’undici marzo 1928, un anno prima che lo stato firmasse i patti lateranensi con la chiesa cattolica, un comitato di cittadini mandò una petizione a Mussolini e al padre generale dei francescani chiedendo la cessione del convento di Santa Lucia ai frati. Carmelo Argiolas e Giuseppe Matzeu raccolsero le firme. Ci sono trentasette pagine di nomi. In testa al documento c’è scritto:

“Richiamo per il ritorno dei Buoni Religiosi Francescani. Minori Osservanti. Sottoscrizione pro-Convento Santa Lucia”.

“Trattasi di un fabbricato che risale al 1600, in completa rovina e che nello stato attuale rappresenta un pericolo per la incolumità e per l’igiene”

Assieme alla petizione c’è una lettera, indirizzata “A Sua Eccellenza Benito Mussolini Primo Ministro, Roma”. La lettera è lunga una pagina e mezzo ed è firmata “Della Eccell. Vostra Umilissimi”. Dice:

“Il Convento di S. Lucia si trova in condizioni deplorevoli, dato l’abbandono in cui è sempre stato dopo l’allontanamento dei Buoni Religiosi Francescani, con la soppressione avvenuta nel 66; la Chiesa non è più officiata (sic), ma anch’essa quasi abbandonata. Ricordando le benemerenze dei Francescani che una volta abitavano nel Convento oggi cadente, noi porgiamo viva preghiera alla Eccellenza Vostra perché voglia richiamare i suddetti Religiosi, per officiare la Chiesa di S. Lucia; tutta la popolazione ne sente il bisogno ed è convinta che la loro venuta, oltre ad essere un gran beneficio per la popolazione San Gavinese (sic), sarà anche un grande onore di fronte ad altri paesi che non possono avere questa fortuna.

“La Chiesa per (sic) diritto ad un cappellano per legge; è giusto che essendo S. Lucia Chiesa dei Religiosi si preferiscano quelli del «Clero secolare», essendo S. Lucia il quale non potendo accudire che alla Parrocchia, non potrebbe officiare la Chiesa suddetta.”

Otto anni dopo questa lettera, Amerigo Sanna deliberò la restituzione del convento. Riferendosi ad uno scambio di frasi avuto in precedenza, il nove gennaio 1935 Sanna scrisse al prefetto di Cagliari:

“L’Intendenza di Finanza di Cagliari, con lettera 11 gennajo (sic) 1930, comunicava al Municipio che con verbale 1º agosto 1868, il convento venne ceduto al Comune di San Gavino e che da allora, l’Amministrazione del Fondo Culto, ha rinunciato in favore del Comune stesso, ad ogni diritto ed ingerenza nel fabbricato ex-claustrale.”

“il terreno annesso al convento è stato in gran parte destinato a campo sportivo”

Quindi descrive le condizioni in cui si trovava il convento nel 1935:

“Trattasi di un fabbricato che risale al 1600, in completa rovina e che nello stato attuale rappresenta un pericolo per la incolumità e per l’igiene. Esso è fuori dal paese, senza sorveglianza, completamente abbandonato, in rovina ed offre ricovero a malandrini ed a girovaghi. Per ragioni di sicurezza occorrerebbe demolirlo.”

Quanto alla chiesa di Santa Lucia:

“La piccola chiesa è pure in condizioni di grave abbandono, ma il Sopraintendente i Monumenti, che l’ha visitata, ha espresso il parere che meriti di essere conservata sia per taluni aspetti pittoreschi, sia per un certo interesse storico connesso a tutto l’edificio.”

Amerigo Sanna aveva parlato anche con il padre provinciale dei frati minori:

“I Frati Minori, a mezzo del Padre Provinciale di Cagliari, mi hanno dichiarato di essere disposti a restaurare la chiesa, che verrebbe riaperta al culto, e il convento adibito ad un piccolo gruppo di frati. Si formerebbe così, un centro religioso, con opere di beneficenza (carità, ricovero per passanti, etc.) di indubbia utilità per la popolazione, con accrescimento di decoro per il paese.”

I frati, però, avrebbero avuto poco spazio per l’orto:

“Soggiungo che il terreno annesso al convento è stato in gran parte destinato a campo sportivo, ed i frati si limiterebbero a ricevere solo una limitata parte di circa due ettari, da ridursi ad orto e giardino.”

Il prefetto rispose positivamente. Il venticinque dello stesso mese, il podestà scrisse al padre provinciale dei francescani. L’oggetto della lettera parla, erroneamente, di “convento S. Maria”. Si tratta di una copia della lettera originale, però. Il podestà ricorda anche che una parte di terreni del convento è ora un campo sportivo, “che non può essere trasportato altrove”.

“Riferendomi ai colloqui avuti circa la retrocessione del convento di S. Lucia ai Frati Minori, mi pregio informare che S. E. il Prefetto, interessato da me dell’argomento, ha comunicato di non avere difficoltà ad accogliere i voti espressi dalla popolazione di S. Gavino, ma ha fatto presente che la retrocessione stessa non può essere fatta ad iniziativa del Comune, e non può avvenire se non in confronto di Enti Ecclesiastici che ne facciano domanda.

“Prego pertanto di compiacersi provvedere perché tale domanda regolare in bollo da £. 4, mi sia inviata tenendo presente che la richiesta, dovrà riferirsi alla Chiesa ed al convento, con l’annesso terreno, ad esclusione di quello attualmente destinato a campo sportivo che non può essere trasportato altrove… Gradirei anche che nella motivazione della domanda, sia accennato anche al proposito di convenienti restauri a cura dell’Ordine, nonché all’opera di carità che i religiosi svolgeranno.”

Passarono altri due anni.

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