La Guerra, la Radio e l’Imperatore

Amerigo Sanna fu podestà dal tredici maggio 1934 al dieci luglio 1938. Era appena arrivato a San Gavino da Milano, dove era stato presidente della federazione degli industriali del Gallaratese per vent’anni, quando gli diedero la fascia di podestà. Amerigo Sanna era nato a Cagliari ma la sua famiglia era originaria di San Gavino. Fu anche sindaco per qualche mese nel 1944. Poi, per otto anni, dal 1952 al 1960. Era cavaliere del lavoro.

Nel 1935, trentanove anni dopo la sconfitta di Adua, l’Italia placa i suoi pruriti coloniali con la conquista dell’Etiopia. Vittorio Emanuele, già re d’Italia, aggiunge il titolo di imperatore d’Etiopia al suo personale cursus honorum. Il comune di San Gavino non aveva ancora moduli prestampati con la scritta Re d’Italia e Imperatore d’Etiopia. Tutto era avvenuto così rapidamente che non avevano preparato nulla. Provvisoriamente, ci misero un timbro.

Il comune di San Gavino non aveva ancora moduli prestampati con la scritta Re d’Italia e Imperatore d’Etiopia

Il diciotto novembre 1935, con la fine della guerra, arrivarono le sanzioni internazionali. Queste sanzioni furono volute dal precursore delle Nazioni Unite, la Società delle Nazioni. Tranne Austria, Ungheria e Albania, gli altri votarono per punire l’avventura colonialista italiana. C’è una tragica, grottesca ironia storica nell’indignazione di paesi come la Francia e la Gran Bretagna, che possedevano vasti imperi coloniali conquistati con metodi non molto più cortesi di quelli usati dagli italiani.

Le sanzioni sortirono l’effetto di tutte le sanzioni: rinforzarono il regime. Le sanzioni furono applicate alla maniera delle sanzioni: a volte sì e a volte no.

Molti paesi, anche tra quelli che avevano votato a favore, non volevano rinunciare a fare commercio con l’Italia. Per questo le sanzioni durarono meno di otto mesi. A luglio del 1936 furono tolte. Mussolini, che in un’altra vita avrebbe venduto olio di serpente ai contadini dei villaggi, disse che la fine delle sanzioni era un vittoria del regime. Avevano capitolato alla grandezza dell’Italia. Gli era andata la coda tra le gambe. Il duce ordinò delle targhe ricordo da mettere in tutti i comuni. Quella di San Gavino si è persa. Così sono andato a cercarne un’altra. Ne ho trovato una su internet e la pubblico.

Non so se fu una conseguenza della guerra di Etiopia e delle conseguenti sanzioni, ma la mia impressione è che in questi anni la propaganda si intensifichi. Fino alla vigilia della guerra, il regime favorisce la diffusione della radio rurale. Il comune di San Gavino Monreale ne comprò una e la fece installare nelle scuole elementari. La radio riceveva solo le trasmissioni controllate direttamente dal regime.

E poi ci sono i calendari. A cominciare dai primi anni trenta, il partito nazionale fascista vende i calendari del partito. In quello del sedicesimo anno (1937-38) c’è il Duce che guarda di lato e sorride. Sotto ci sono contadini felici e un albero. L’ultimo calendario del partito, quello del 1942-43, nel pieno della guerra, è meno bucolico e più truculento. C’è un braciere con le fiamme alte e un soldato con il fucile e la baionetta, e sotto c’è una frase di Mussolini: “Il popolo italiano, il popolo fascista merita e avrà la vittoria”.

A San Gavino Monreale, uno degli avvenimenti più importanti di questi anni fu il ritorno dei frati francescani

La mia impressione è che tutta questa propaganda servisse a nascondere le correnti melmose che stavano strisciando in fondo al grande oceano del regime fascista, e che di quando in quando rischiavano di affiorare in superficie. Quando si avvicina la fine, i regimi perdono destrezza e rubano a cielo aperto. La propaganda spiega che il furto è un sacrificio chiesto alla popolazione. È per il bene, che è nel futuro. Tutti i regimi sono sempre per il bene, e il bene è sempre nel futuro.

A San Gavino Monreale, uno degli avvenimenti più importanti di questi anni fu il ritorno dei frati francescani nel convento di Santa Lucia. Nell’archivio storico c’è un grosso fascicolo dedicato all’avvenimento, dalla petizione popolare mandata a Mussolini al documento di cessione. Ho fotografato cinquantasei documenti, e ne ho lasciato fuori almeno altrettanti.

Torno al podestà di questi anni, Amerigo Sanna, per aggiungere una piccola cosa. Appena ricevuta la carica, Sanna nominò un delegato che lo affiancasse nel lavoro e lo sostituisse in caso di bisogno: era il vice direttore della giovanissima fonderia Italpiombo, Giuseppe Masoch, agordino. Dalla loro piccola postazione di periferia, Sanna e Masoch osservarono l’impero che marciava verso il proprio annichilimento.