La Italpiombo e il Cimitero

Questa è breve. Il sette dicembre 1931, il comune fece la richiesta alla Italpiombo, che allora stava costruendo la fonderia, di “108 mtl (metri lineari, es) di cancellate in cemento armato per la chiusura del parco della Rimembranza”.

A quei tempi era facile trovare qualcuno che chiamasse parco della rimembranza il cimitero, purché non fosse una persona della strada.

Il direttore Giovanni Rolandi rispose il ventitré con questa lettera:

“La nostra Società è ben lieta di porre gratuitamente a disposizione di cod spett/ Comune i 54 specchi occorrenti ed i 54 pilastrini relativi. Il nostro cantiere di Piscina Linu è incaricato della consegna.”

Il podestà ringraziò con una lettera personale:

“Il Comune ringrazia la Spett. Società Italiana del Piombo (nome esteso della Italpiombo, es) per la generosa offerta del materiale in cemento occorrente per la chiusura del Parco della Rimembranza”.

Volendo ufficializzare il ringraziamento, tre giorni dopo il podestà Petronio Sanna scrisse una delibera apposita e la mandò ad un rappresentante della Italpiombo, l’ingegner Gian Gastone Morelli Gualtierotti, in duplice copia:

Il Comune ringrazia la Spett. Società Italiana del Piombo per la generosa offerta del materiale

“Ritenuta la doverosa opportunità di consacrare in atti la generosa offerta della patriottica Società Italiana del Piombo, delibera di esprimere un voto di plauso e di ringraziamento per la prelodata SOCIETÀ ITALIANA DEL PIOMBO, e manda trascriversi la presente deliberazione nel registro degli atti amministrativi del Comune.”

Alla fine di tutto, però, c’è una cosa che non capisco ancora. Ma perché il comune decise di chiedere del materiale edile per la recinzione del cimitero ad una società che produceva piombo?