La Befana e Altre Storie

Nel 1930 la società Montevecchio iniziò a costruire la fonderia. Il progettista si chiamava Giovanni Rolandi ed era un ingegnere milanese di trentadue anni. Rolandi fu anche il primo direttore dello stabilimento. In seguito, e per molti anni, fu l’amministratore delegato della società. Due anni più tardi lo stabilimento era completo, e nell’estate del 1932 iniziò a produrre piombo. A San Gavino e in tutta la zona, questo è l’evento economico più importante di quegli anni. Forse della prima metà del secolo. Con una ciminiera di 108 metri, San Gavino diventa il comune con lo sviluppo verticale più grande in tutta la Sardegna. Un villaggio con lo spessore di una crêpe, diventa improvvisamente visibile a decine di chilometri di distanza. Nel 1930, per giustificare l’ampliamento della scuola elementare, il podestà Petronio Sanna scrisse:

“Questa popolazione verrà molto aumentata per il fatto che la Società Mineraria di Montevecchio ha deliberato di costruire in questo Comune dei grandi altiforni per fondere i minerali della Sardegna, occupando chissà quanti operai ed impiegati”.

Tutto vero. Operai, impiegati e altiforni. Mi chiedo se per caso la frase non sia stata aggiunta a posteriori.

Durante il periodo tra il 1930 e il 1934, l’amministrazione podestarile di San Gavino arriva ad una sorta di maturità. Il fascismo sboccia nei particolari. C’è la maestra che svolge una “opera altamente patriottica e squisitamente fascista… inculcando nell’animo [dei bambini] i veri sentimenti fascisti”. Viene dedicata a Roma la via principale, essendo l’attuale via Roma “molto secondaria”. In questo periodo nasce anche la “Befana Fascista”, che “va a favore di centinaia di bambini poveri”.

Notevole la simbologia. Lo stemma con il fascio compare stabilmente sulla carta intestata. A volte da solo. A volte in coppia con lo stemma sabaudo. Quando è in coppia, sopra lo stemma c’è un’aquila.

C’è la maestra che svolge un’opera altamente patriottica e squisitamente fascista…

Tra le storie di questo quadriennio, ho messo anche quella del vecchio campanile della chiesa di Santa Chiara. Il campanile, buttato giù prima che venisse giù di iniziativa sua, non fu ricostruito che nella seconda metà degli anni cinquanta. Il progetto degli anni trenta prevedeva la demolizione del campanile e la ricostruzione nello stesso punto di un altro campanile che era praticamente una copia dell’originale. Nel 1956, il campanile fu ricostruito sul lato opposto della facciata e con un disegno completamente diverso, e inviso. Forse pensavano che i sangavinesi ci avrebbero fatto l’abitudine. Forse pensavano che avrebbero sviluppato gusti più raffinati di quelli che solitamente piagano le plebi. Dio mio, il vecchio campanile era solo pattume di altri secoli!

E però il nuovo restò inviso. Così cominciarono a cambiarne l’aspetto. Sono stati fatti diversi lavori in quest’ultimo quarto di secolo. Il risultato è che il campanile cominciò ad assomigliare al vecchio. È come una lenta metamorfosi a ritroso. Non mi stupirei se fra trent’anni il campanile tornasse esattamente dov’era in origine.

Con una ciminiera di 108 metri, San Gavino diventa il comune con lo sviluppo verticale più grande in tutta la Sardegna

Petronio Sanna mantenne la carica di podestà fino al 1934. È il podestà di più lunga durata a San Gavino: quasi sette anni. Dal ventotto aprile 1934, sui documenti cominciò a comparire la firma di un commissario prefettizio. Questo commissario si chiamava Amerigo Sanna. Il tredici maggio, Amerigo Sanna diventò il terzo podestà di San Gavino Monreale.