La Macchina da Scrivere

A cominciare dai primi anni venti, molti documenti del comune sono scritti con la macchina da scrivere. Fanno eccezione gli originali delle delibere, che erano scritti a mano su registri grandi quanto un tabloid fino alla fine degli anni cinquanta, e alcuni altri documenti che immagino che fossero delicati.

Per comprare la macchina nuova del signor Rossetti occorrevano quasi sette mesi di stipendio. Lo sconto speciale da solo valeva un mese e cinque giorni di sgobbo.

La macchina da scrivere fu rivoluzionaria. Consentiva di scrivere in maniera spensierata. Niente più sofferenze calligrafiche. Niente più g difettive al gambo. Gli scrivani di un tempo, quelli di Cechov e Melville, erano artigiani delle macchie d’inchiostro. Potevi riconoscere l’impronta. Non con la macchina da scrivere. La macchina da scrivere è la scrittura della nuova era. È per i democratici. Ogni lettera si produce con la stessa identica ditata, con variazioni trascurabili di posizione. Per questo è facile scrivere una lettera invece di un’altra. La produttività scrittoria si impenna a partire da quegli anni. Anche la produttività di errori.

Nel 1929, la macchina da scrivere del comune aveva già fatto il suo tempo. Il podestà decise che sarebbe stato il caso di prenderne una nuova:

“La macchina da scrivere di proprietà di questo Comune “Olivetti a 90 spazi” ha presentato vari difetti che non permettono di scrivere correntemente e di sbrigare il lavoro d’Ufficio.”

La macchina era troppo piccola. I fogli grandi non entravano. Serviva una macchina con un carrello più grande:

“Per un Ufficio Comunale occorre una macchina a 120 spazi, in modo che si possano (sic) prospetti, statistiche, riparti di spese, e tanti altri lavori sul foglio protocollo, orizzontalmente, cosa questa che non si può avere nella macchina attualmente posseduta da quest’Ufficio, per essere di novanta spazi.”

Contattarono un negoziante di Cagliari:

“L’Agente Sig. Alberto Rossetti di Cagliari… si dichiara disposto di (sic) fornire una macchina – nuova – di 120 spazi, tipo adatto per ufficio, del valore di L. 3400, per sole L. 1800, più la macchina vecchia.”

L’agente era disposto a prendere la vecchia macchina in permuta. La vecchia era valutata 1.000 lire, ma si potevano aggiungere altre 600 lire per via di uno “sconto speciale Municipi”.

Grandi numeri. La paga media di un operaio era di circa 500 lire al mese. Per comprare la macchina nuova del signor Rossetti occorrevano quasi sette mesi di stipendio. Lo sconto speciale da solo valeva un mese e cinque giorni di sgobbo.

Ad ottobre il prefetto rimandò la delibera al podestà chiedendo informazioni riguardo la marca:

“Trasmetto alla S. V. l’ordinanza 7 corr della G.P.A. (giunta provinciale amministrativa) con cui si rinvia la podestarile n. 134 del 31 agosto scorso perché vengano fornite notizie circa la marca della macchina che si vorrebbe scambiare con la Olivetti già posseduta dal comune.”

Il prefetto doveva aver fiutato che la macchina che volevano prendere non era fabbricata in Italia. In effetti, era una Remington, americana. Per molto meno, scrisse il prefetto, potevano prendere una Olivetti:

“Si fà (sic) inoltre osservare che il prezzo della nuova macchina a 120 spazi è alquanto elevato, mentre si potrebbe acquistare una Olivetti a 120 spazi o a 160 spazi del prezzo rispettivo di L. 2800 e L. 3100.”

Infine arrivò a contestare la necessità di una macchina nuova:

“D’altronde per codesto comune non si ravvisa la necessità di una macchina più grande, essendo più che sufficiente per gli ordinari bisogni di copiatura la attuale macchina a 90 spazi.”

La produttività scrittoria si impenna a partire da quegli anni. Anche la produttività di errori.

Il podestà rimuginò per un mese. Il trenta novembre riscrisse la delibera. L’inizio contiene un emendamento alla precedente delibera. L’oggetto era:

“Permuta macchina da scrivere Olivetti”

La premessa va oltre:

“Visto il proprio deliberato 31 agosto corrente anno circa la permuta della macchina da scrivere;

“Considerato che il Comune è tenuto per legge all’acquisto di macchina di produzione nazionale;

“Ritenuto che la permuta già deliberata e preventivata dal Sig. Alberto Rossetti di Cagliari non è consentita perché la macchina Remington è di fabbrica estera;

“Considerato che è necessario fare il cambio, anzitutto perché la macchina attualmente in uso è guasta, e secondariamente perché il Comune ha bisogno di una macchina con carrello da 120 spazi…”

Visto e considerato tutto quanto sopra, eccetera, il podestà decise che avrebbe acquistato una macchina. Per evitare malintesi, aggiunse la nazionalità tra parentesi:

“Delibera di modificare, come modifica in parte il proprio deliberato 31.8.1929 n. 134, e di effettuare la permuta anzidetta con la Ditta Silla Calzia di Cagliari che fornisce una nuova macchina da scrivere Olivetti (italiana) a 120 spazi per L. 1301,00 cedendole anche la macchina fuori uso di proprietà dal Comune.”