Arriva il Podestà

Ad un certo punto del registro delle delibere c’è la scritta Amministrazione del Podestà. La scritta è in cima alla pagina, da margine a margine. Elegante e imponente. Sotto la scritta c’è una grossa riga, nera e austera. Più giù c’è la scritta Seduta del 16 Luglio 1926. Ai lati ci sono alcuni ghirigori che fanno una decorazione frugale. Sotto, quattro righe sottili. Un esempio del livello artistico che può essere raggiunto da uno scrivano di provincia.

Il primo podestà si chiamava Anselmo Ghinami. Arrivò a luglio del 1926 e andò via ad agosto del 1927. Di lui non so praticamente nulla.

Il podestà fu introdotto con una legge del quattro febbraio 1926. Tutte le istituzioni democratiche dei comuni furono abolite. La carica del podestà assorbì quella del sindaco, della giunta municipale e del consiglio comunale. A volte il podestà era affiancato da un piccolo consiglio. Non a San Gavino. Il podestà era nominato con un decreto regio. Restava in carica per cinque anni, salvo ripensamenti.

Tra il 1926 e il 1943, a San Gavino ci furono quattro podestà. Tranne il primo, gli altri erano di San Gavino. Tranne il primo e il terzo, gli altri erano già stati nei consigli comunali precedenti. Il primo durò un anno, il secondo sette, il terzo quattro, il quarto quattro e mezzo. I numeri sono approssimati. Quando andò via l’ultimo podestà, il prefetto mandò un commissario ad amministrare il comune. Il commissario rimase fino alla scomparsa del regime fascista.

Il primo podestà si chiamava Anselmo Ghinami. Arrivò a luglio del 1926 e andò via ad agosto del 1927. Di lui non so praticamente nulla. In un vecchio articolo di giornale si fa il suo nome indicandolo come console della milizia fascista. Dal 1928 fu presidente di una società sportiva nuorese.

Dall’undici al ventinove agosto 1927 il comune fu commissariato. Il prefetto di Cagliari nominò commissario Petronio Sanna. Sanna era stato sindaco per un anno scarso prima che arrivasse il podestà. Il trenta agosto Sanna diventò podestà.

Petronio Sanna fu il primo podestà genuinamente sangavinese. Un altro Sanna, Amerigo, era sangavinese di lontane origini. Petronio era nato nel 1886. Aveva il titolo di cavaliere, che però non compare mai sui documenti firmati da lui. Era un possidente terriero. Possedeva molti terreni, e li coltivava con profitto. Aveva la casa in una strada insignificante del centro storico. La casa era modesta, con un grande cortile dietro. I carri entravano da una porta carraia sul retro. Ai lati della porta c’erano due paracarri di pietra. La strada in quel punto è molto stretta. I paracarri servivano ad evitare che i carri battessero sul muro. Di fronte alla porta carraia c’erano i magazzini a forma di cuneo. La casa c’è ancora. Ci sono anche i paracarri e i magazzini a forma di cuneo.

Petronio Sanna fu il primo podestà genuinamente sangavinese

Con l’insediamento dei podestà, la trasformazione dell’Italia in un regime fascista fece un grosso passo in avanti. In un paese di 4.000 abitanti non ti aspetti di vedere tutte le ruote dentate della meccanica celeste. La periferia è distante. Però l’Italia era governata dall’alto verso il basso, e i vizi allora percolavano. Percolavano anche prima di allora. Percolano ancora oggi.

Se questo non avviene massicciamente è solo perché c’è di mezzo quello che solitamente viene additato come l’italiano. È solo per via di questo essere indolente, convenientemente entusiasta, cagadubbi, scivoloso, ostile all’irreggimentazione, individualista, scettico verso tutto ciò che viene dall’alto, poco propenso al bene comune, che il potere non può che esprimere una conquista superficiale, effimera, e in fin dei conti inutile. Se l’Italia non conobbe, neanche durante il regime fascista, quel controllo totale che è la peculiarità unica dei regimi socialisti e di quelli nazional-socialisti, lo deve a quello che nei salotti raffinati è chiamato un detrito umano.