La Scuola

Dagli inizi del novecento, San Gavino aveva una scuola pubblica. Era in piazza Marconi. La piazza era al centro del paese. C’era la scuola, la chiesa parrocchiale e il municipio, uno per lato. Il quarto lato era sguarnito.

Con il tempo, la scuola divenne stretta. Chiesero un finanziamento di 690.000 lire. Il ministero rispose: fate un mutuo. L’idea di indebitarsi portò senno e inventiva. Il sei ottobre 1923, il commissario prefettizio scrisse:

“Si possono costruire le aule mancanti utilizzando, modificandolo, il locale del vecchio carcere, con un minimo impiego di spesa che non supererebbe quella di lire 40.000, secondo quanto afferma l’Ingegnere Delrio, cui è stata concessa la perizia. [Inoltre] la contrattazione del mutuo di lire 690.000 getterebbe il Comune in un abisso economico di cui non si può prevedere lo sviluppo finale, ma soprattutto lo metterebbe nella impossibilità di poter far fronte alla spesa occorrente per l’acquedotto che è opera inderogabile di primissima necessità igienica ed alla cui creazione siamo obbligati da un impegno morale e giuridico”.

Molto meglio adattare il vecchio carcere con una spesa di 40.000 lire. La perizia fu affidata allo stesso “ingegner Delrio” di prima.

…la contrattazione del mutuo di lire 690.000 getterebbe il Comune in un abisso economico di cui non si può prevedere lo sviluppo finale…

L’atto successivo è del ventuno giugno 1925, mentre era sindaco Petronio Sanna. Niente studenti nel carcere, cosa che poteva sembrare ironica. Decisero, piuttosto, “di ampliare l’attuale casamento elevandovi sopra un piano superiore”.

“Per tradurre in atto tale divisamento si nominò tecnico progettista l’Ingegnere Armando Secchi che ha di già presentato il progetto stesso.”

Sanna contava di fare in fretta:

“Tali lavori hanno un carattere indifferibile ed urgente perché le aule dovranno essere pronte alla ripresa dell’anno scolastico, e cioè ai primi del mese di Ottobre prossimo.”

Secondo il progettista, il comune avrebbe speso 92.800 lire. Un settimo della cifra che il comune aveva chiesto inizialmente.

Il dieci maggio 1926 il progetto di ampliamento della scuola continuava ad essere un progetto. Sanna lo presentò ad una delle ultime riunioni del consiglio comunale. Qualche mese prima era stato visto dal provveditore agli studi, che l’aveva rimandato indietro corretto e modificato. Il prezzo era più che raddoppiato. Il sindaco…

“avverte l’Assemblea che la opera complessiva del nuovo progetto ascende alla somma di lire 210.000 mentre l’importo dei lavori a base d’asta è di lire 190157,72.”

Così andò. Niente scuola nuova. Niente carcere. Con quei soldi fu aggiunto un altro piano alla scuola elementare di piazza Marconi. Il risultato è quello che si vede ancora oggi, a sinistra uscendo dalla chiesa.