Il Prontuario Medico

Questo pezzo prende spunto da due atti del consiglio comunale. Entrambi parlano di servizi medici. Il primo, del diciannove gennaio 1924, è difettivo al primo articolo:

“Il Consorzio ha la superficie di Km (…) di cui (…). Le strade sono ottime per una lunghezza complessiva di Km. (…)”

Il documento si intitola “Capitolato Servizio Medico”. Elenca le condizioni necessarie per essere assunto come medico. È utile perché così uno immagina come doveva essere un medico condotto tipo del tempo.

“Uno stipendio annuo di £. 9000 qualunque sia il numero dei poveri”, più un “onorario speciale” nel caso di assistenza a detenuti.

Documenti richiesti per accedere al concorso: “certificato di cittadinanza italiana”; “certificato di penalità”; “certificato di iscrizione a l’albo”; “diploma di laurea… in originale o copia notarile”. Il periodo di prova aveva la durata di due anni.

“Il medico residenziale dovrà prestare la cura gratuita ai poveri inscritti nell’elenco”. C’era un elenco dei poveri, aggiornato ogni anno. Le visite avvenivano in orari stabiliti. In caso di emergenza il medico era obbligato a visitare a qualunque ora, “entro e fuori l’abitato”. Ci si poteva assentare, ma per non più di tre ore. Per assenze più lunghe serviva un permesso e un sostituto.

Malaria. In caso di malaria, il medico “è tenuto al disimpegno dagli obblighi di cui agli art. [segue una serie di articoli di legge]… per diminuire le cause della malaria”.

Stipendio. “Uno stipendio annuo di £. 9000 qualunque sia il numero dei poveri”, più un “onorario speciale” nel caso di assistenza a detenuti. Aumento automatico del 10% ogni cinque anni, ma solo per i primi vent’anni. E poi, “per la carica di Ufficiale Sanitario, quando non sia affidata ad altro medico, £. 1500”. Medico appiedato e pazienti che vivono in campagna? Altre millecinque.

Il medico poteva prendere uno o più congedi all’anno. In totale un mese. Il congedo era “cumulabile ogni due anni, salvo esigenze di servizio su cui, in caso di contestazioni, deciderà il Prefetto”. Se il medico rinunciava al congedo otteneva un mese di stipendio in più, un altro modo per dire che i congedi non erano pagati.

Il secondo documento è del quattordici settembre 1924. Vista l’impasse del precedente, non si avventura in dati statistici. Si intitola “Tariffa per le diverse specialità medico Chirurgiche”. Si divide in otto parti: Medicina interna; Esami chimici, microscopici e batteriologici; Chirurgia; Ostetricia e Ginecologia; Dermosifilopatia; Vie genito-urinarie; Oculistica. L’ultima parte stabilisce le tariffe delle levatrici. Il documento fa una lettura interessante. Se non altro, è curioso per i dati contenuti. Per farsi un’idea delle cifre, lo stipendio medio nel 1924 era di 450-500 lire al mese. Cito a caso:

Per una visita a domicilio il prezzo richiesto era di 8 lire; 15 tra le nove di sera e le sette del mattino; 60 se durava più di un’ora. Se la visita costava 8 lire fino ad un’ora, conveniva dichiararsi guarito al 59º minuto e fissare un altro appuntamento per il giorno dopo, accusando un inspiegabile ritorno del male. Per una dichiarazione delle condizioni di salute o per un certificato di malattia servivano 3 lire. Per la verifica di decesso, 4. Per un salasso, 15. Per la definizione di salasso, cercate su Wikipedia. Per un’iniezione ipodermica bastavano 3 lire, da pagare in aggiunta alla visita. Se l’iniezione serviva ad iniettare sieri curativi, il prezzo saliva a 10 lire. 15 lire per un’iniezione endovenosa. La vaccinazione andava per 5 lire, ma non è specificato con quale tipo di vaccino.

Farsi fare l’esame chimico delle urine costava 12 lire e 50 centesimi. Il doppio se, oltre all’esame chimico, serviva anche quello microscopico. Una serie di esami completi veniva 26 lire. Il test di Widal (nel documento è scritto Vidal) costava 18 lire e 25 centesimi. Il test di Widal serve a diagnosticare una malattia infettiva. Per una reazione di Wassermann (per la sifilide), 25 lire.

Nascere di notte costava di più, ma solo per i nascenti di prima classe: 25 lire invece di 20. Seconda e terza classe pagavano rispettivamente 10 e 8 lire, invariabilmente giorno e notte.

Quanto alla chirurgia, si va dalle 50 lire per togliere le tonsille a 500 per un’ernia inguinale doppia. Per cavare un dente, invece, solo 5 lire. 50 lire per togliere le tonsille.

L’aborto era in catalogo. Era caro, 100 lire, ma non era roba che una donna faceva spesso. Ancora più cara l’applicazione del forcipe: da 100 a 150 lire. Era più economico nascere morti che vivi. Molto meno la visita dal ginecologo: 10 lire se unica; 5 se continuativa.

L’ultima parte elenca le tariffe della levatrice. C’erano tariffe di prima, seconda e terza classe. Nei treni funzionavano così: prima velluto, seconda imbottito, terza legno. Nelle questioni di parto contavano le origini. Davanti alla levatrice tutti nascevano uguali, certo, ma da genitori diversi. Nascevano in prima i figli di industriali, proprietari esercenti, e impiegati. In seconda quelli di artisti, piccoli esercenti e piccoli mezzadri. In terza i figli dei salariati, braccianti e cameranti (quelli che vivevano in una casa con una camera sola). Nascere in prima costava più che in seconda, eccetera.

Nascere di notte costava di più, ma solo per i nascenti di prima classe: 25 lire invece di 20. Seconda e terza classe pagavano rispettivamente 10 e 8 lire, invariabilmente giorno e notte.

Le tariffe erano a tempo. Parti oltre le quattro ore pagavano, rispettivamente per le tre classi, 2 lire, una lira, 40 centesimi in più a ora, se di giorno; 3 lire, 2 lire, 80 centesimi, se di notte. La rapidità era premiata.

Per il parto fuori dal centro abitato si pagava un extra: da 50 centesimi a 2 lire per ogni chilometro di distanza, oltre alla tariffa base. In caso di doglie, era meglio farsi ospitare in città.