Dal Consiglio al Podestà

Il ventinove ottobre 1922, con sua grande soddisfazione, Benito Mussolini fu nominato ventisettesimo presidente del consiglio dal re. Mussolini era il capo del partito fascista. Questo non significa che l’Italia divenne fascista quel giorno. È solo una convenzione. Il regime fascista regolare, con tutti i bolli a posto, nacque solo tre anni più tardi. Per molti, però, il 1922 è l’anno in cui iniziò il regime fascista. Il Ventidue è una data simbolica. I documenti contavano gli anni a partire dal ventinove ottobre 1922. Ogni ventinove ottobre era come il primo gennaio. Capire in che anno uno stava vivendo poteva essere confusionario. Prudentemente, i documenti riportavano entrambe le datazioni, come ad esempio 1936-XIV. Ovviamente, visto che l’inizio dell’anno non coincideva, gli anni si accavallavano. Ad esempio, il 1933 era l’undicesimo anno il dieci ottobre e il dodicesimo il trenta dello stesso mese. Per i burocrati fu una rivoluzione: quella del timbro datario.

Il regime finì prima di completare il ventunesimo anno. Per questo si chiama Il Ventennio. I vent’anni erano una semplice, potente convenzione. Ma Dio solo sa quanto gli uomini si lascino affascinare dalla potenza delle convenzioni e dal fascino delle cifre tonde.

Quel ventinove ottobre, San Gavino aveva un suo consiglio comunale. Gli abitanti erano quasi quattromila. Nell’archivio storico non ci sono documenti di quel giorno. Era domenica. In comune c’era un sindaco che si chiamava Raffaello Meloni. Il primo podestà sarebbe arrivato solo quattro anni dopo.

Quel giorno a San Gavino non accadde nulla di rilevante. Politicamente, almeno. Una settimana dopo l’evento, però, fu approvata una delibera singolare. Quel giorno si riunì il consiglio comunale e approvò l’acquisto di una corona mortuaria. Uno pensa ad un gesto metaforico, una malandrinata. E invece era una corona vera con fiori veri, non una roba ironica. Costava 156 lire e 20 centesimi.

“Il Consiglio Comunale,” dice il documento,

“vista la deliberazione della Giunta Nº 253 adottata il giorno cinque Novembre con la quale si autorizza l’acquisto di una corona di fiori da apporre sopra la targa che ricorda i morti in guerra.

“Approva la spesa occorsa in lire 156,20 ed autorizza lo storno dall’articolo 34 del bilancio 1922 per mancanza di apposito stanziamento e per esaurimento del fondo per impreviste.”

Il consiglio comunale era stato eletto il venti settembre del 1920. “In nome di S. Alt. Vittorio Emanuele II per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia,” è scritto sui documenti. Per tradizione, volontà nazionale e grazia divina si accordavano su uno dei Savoia.

Quel giorno si riunì il consiglio comunale e approvò l’acquisto di una corona mortuaria.

Il sindaco si chiamava Raffaello Meloni, un avvocato di professione. Il consiglio era composto da venti consiglieri. In precedenza, il comune era stato commissariato.

Nel 1923 il comune fu commissariato nuovamente. Nel registro delle delibere c’è una brutta ramanzina, apparentemente fatta dal prefetto. Inizia con…

“la relazione d’inchiesta presentata dal Commissario inquirente Signor Giovanni Fadda, dalla quale emergono gravi responsabilità a carico dell’Amministrazione Comunale di S. Gavino Monreale.”

Quindi continua dicendo che…

“la permanenza in carica dell’attuale Amministrazione ha determinato ed acuisce in modo determinante una vivissima agitazione nella popolazione di S. Gavino, alla quale sono ben note le gravi manchevolezze della stessa Amministrazione; considerato che, malgrado la citata Amministrazione abbia la capacità funzionale, tuttavia, per le ragioni predette, se ne rende indispensabile, in via provvisoria, la totale sostituzione a mezzo di Commissario”.

Il commissario era Giovanni Fadda, lo stesso che era stato mandato in missione inquirente dal prefetto. Il comune fu commissariato “in via provvisoria” per due anni. Nel 1925 i sangavinesi votarono. Il trenta aprile 1925 arrivò il nuovo consiglio. Fu eletto sindaco Petronio Sanna.

Il diciassette gennaio 1926 quattro consiglieri furono dichiarati decaduti: Giovanni Figus, Sisinnio Mocci, Emilio Senis e Luigi Sanna. “I suddetti Signori non sono intervenuti ad alcuna delle sedute ordinarie autunnali del Consiglio,” spiega laconicamente la delibera.

Petronio Sanna durò altri sei mesi. Il sedici luglio 1926 il fascismo abrogò il consiglio comunale e al suo posto mise il podestà. Petronio Sanna fu l’ultimo sindaco del periodo monarchico. Tornò in comune l’anno dopo. Come podestà. Un altro sindaco, in circostanze diverse, sarebbe arrivato solo vent’anni più tardi.